Per la serie “La Sardegna e le sue infinite meraviglie”, oggi vi vorrei parlare di una piacevolissima scoperta- o meglio, ri scoperta- di queste vacanze nella terra più magica che abbia mai toccato (so di essere assolutamente di parte in questa valutazione ma il legame di sangue con quest’isola incredibile determinerà sempre in modo categorico il mio sconfinato amore per questi luoghi).
Qualche giorno fa decidiamo di prenderci una tregua dal sovraffollamento caotico delle spiagge per rifugiarci nell’entroterra, e optiamo per Orgosolo, il paese dei murales, incastonato ai piedi del massiccio del Gennargentu a 20 km da Nuoro, nel cuore della Barbagia, terra di antiche tradizioni e forti controversie, patria di banditi e ribelli che in passato hanno lottato strenuamente per la difesa della loro terra e della loro indipendenza.
Come spesso accade quando si torna in un luogo visitato in passato tendiamo a ricercare ciò che di famigliare rimane custodito nei nostri ricordi e al contempo cerchiamo di individuare gli elementi di novità, forse sotto sotto sperando che non siano così destabilizzanti: ebbene da quell’ultima volta che l’avevo visitata Orgosolo è cambiata si, ma questa volta l’ho potuto constatare con piacevole sorpresa.
Il ricordo di quel paesino dalla bellezza aspra, a tratti diffidente, si è trasformato oggi in un gioiello luminoso e accogliente. La fierezza del popolo che lo abita e che trasuda dalle pareti dipinte dai messaggi di denuncia e resistenza e che prima ti arrivava tagliente, come protetta dagli sguardi attenti di chi osservava te, visitatore da dietro le persiane chiuse delle case, oggi ti accoglie con la stessa anima ma con una luce del tutto diversa.
Il paese, come è normale che sia, è cambiato, ma è riuscito a farlo senza perdere il suo spirito anzi, facendo tesoro delle sue ricchezze culturali per sviluppare un turismo sano, che arricchisce il posto- non solo in termini monetari- senza dover per forza vendere l’anima al diavolo. Il messaggio che il muralismo ha veicolato a partire dalla rivolta di Pratobello nel 1969 e che rende così particolare il borgo barbaricino è sostanzialmente rimasto invariato nonostante sia un messaggio che a molti potrebbe risultare scomodo, trattando argomenti politici, di lotta di classe, giustizia sociale, resistenza e sopravvivenza di attività e pratiche tradizionali. Per intenderci, entrando a Orgosolo lungo la strada provinciale 58 le cose vengono messe subito in chiaro dal primo murales che si incontra sulla sinistra:
SIETE NEL TERRITORIO DI ORGOSOLO
QUI IL POPOLO COMANDA SOVRANO
E IL GOVERNO OBBEDISCE:
NO ALLA GUERRA
LIBERI DI LAVORARE NELLA PROPRIA TERRA

Ma cosa è successo esattamente a Pratobello? In sintesi, un magnifico esempio di realizzazione pratica dell’autodeterminazione di un popolo che viveva fortemente la dimensione comunitaria ed è riuscito a non piegarsi di fronte alle ingerenze statali esterne che pretendevano imporre l’istituzione di un poligono di tiro per esercitazioni militari in un territorio tradizionalmente dedicato all’allevamento e dunque al sostentamento di un’intera comunità. Una vittoria storica che ha visto come protagonisti tutti i membri della comunità, in particolare le donne “dalla dignità ribelle“.
Dopo i fatti di Pratobello esplose il fenomeno del muralismo, ad oggi vivo e attivo più che mai: per le strade del paese infatti è possibile ammirare opere sempre nuove e aggiornate, come il murales dedicato a Gino Strada, a Julian Assange, alla resistenza palestinese, per citarne solo alcuni. Senza paura e senza vergogna di affrontare tematiche scottanti, difficili da trattare anche per molti giornalisti oggi che non possono o non vogliono chiamare con il loro nome.
Ed è proprio questa sua essenza così fiera e pura ad attirare oggi un numero sempre crescente di turisti, accolti con un’ospitalità genuina e cordiale. Arrivando nella centrale Piazza Caduti in Guerra vi accoglie un piccolo ma ben organizzato ufficio turismo in cui è possibile acquistare le audioguide che illustrano una per una le opere murali, e da lì partire in autonomia per la visita del borgo. Percorrendo Corso Repubblica si arriva alla casa museo etnografico Sa Dommo e sos Corraine che vi farà fare un tuffo nel passato in quella che era la dimora di una delle famiglie più importanti di Orgosolo, oggi gestita da alcuni dei suoi diretti discendenti.
L’arrivo del turismo sicuramente ha significato per questo territorio, tradizionalmente dedito quasi esclusivamente ad attività agricole e pastorali, un aumento delle entrate e una loro diversificazione che sta favorendo lo sviluppo economico, ma diversamente da quanto troppo spesso accade le attività tradizionali sono più che mai vive e attive, e il paese è evidente che non è diventato un parco giochi per turisti ma rimane casa di coloro che lo abitano e fanno vivere il territorio, persone, lavoratori, che si trovano seduti ai tavolini esterni dei bar per godersi una meritata pausa, o che si affaccendano per le vie del centro transitando a bordo dei loro pick up o in sella a muli e cavalli. E sono ben contenti di accoglierti offrendoti una bevuta, come è successo a noi e a diversi amici in altre occasioni, con tutto il piacere che hanno ad accogliere nuovi ospiti nella loro casa.
Perché questa è e rimarrà sempre casa loro, l’hanno difesa con le unghie e con i denti da chi voleva portargliela via, e oggi le loro porte sono aperte per tutti coloro che vogliono conoscere la loro storia e le loro bellezze e che arrivano con rispetto ed educazione ad omaggiare la loro meravigliosa terra senza pretese né arroganza.
Visitare questo luogo magico mi ha fatto riflettere tantissimo e ancora una volta ho trovato conferma del fatto che è possibile evolvere -inteso trasformarsi, cambiare- senza per questo rinunciare a ciò che ci identifica e che ci rende unici. E’ possibile essere ospite senza stravolgere l’essenza di un luogo che se ha catturato l’attenzione di tanti è proprio in virtù delle sue particolarità che lo rendono così speciale e che con il turismo però rischiano di venire omologate alla versione di massa per poter accontentare tutti.
E proprio come questo popolo orgoglioso ha deciso di difendere strenuamente la sua terra, noi possiamo, anzi dobbiamo, difendere il nostro corpo e la nostra salute fisica e mentale dalle ingerenze di chiunque o di qualsiasi cosa lo mettano a rischio.




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